La giusta curiosità per andare, o ritornare, sui Monti Dauni

#Dauniaupndown ad Orsara di Puglia, Rione Fossi di Accadia e A…
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Lucera, fortezza Svevo Angioina

La giusta curiosità per andare, o ritornare, sui Monti Dauni
La valigia è ancora da disfare. C’è tempo per riprendere in mano la normalità alla quale si fa presto a disabituarsi. Gli appunti sparsi e le fotografie sono l’unica rete che tiene insieme le emozioni di un viaggio, lungo e intenso, tra i borghi dei Monti Dauni, nei feudi più antichi della provincia di Foggia. Il racconto del social tour #dauniaupndown si svestirà tra poche righe della solennità iniziale. I nostri cinque giorni ve li racconteremo attraverso le esperienze che abbiamo vissuto, tappa dopo tappa, una scoperta alla volta, un sorriso dietro l’altro. Tutto questo a suscitare la giusta curiosità per visitare questi luoghi ancora immuni dal frastuono, in cui passeggiare significa avere il tempo per guardare negli occhi la gente del posto, scambiare due parole, ascoltare e osservare. Una passeggiata nei secoli, per la ricchezza storica e architettonica dei castelli e delle cattedrali. Ma anche nel presente per la scelta intelligente delle comunità locali di portare avanti la tradizione nelle coltivazioni tipiche di grano, vitigni e uliveti, e nelle attività culturali promosse da tante realtà associative che hanno volti giovani, solari e appassionati. Da adesso in poi, bagaglio leggero e scarpe comode, si parte su e giù per i Monti Dauni. I borghi, tra storia, arte e architettura Se Google Maps esistesse da sempre, l’autostrada più frequentata della zona, nell’antichità, sarebbe stata la Via Traiana che attraversa le valli del Subappennino Dauno. I monti che si vedono da ogni belvedere erano una barriera naturale che separava imperi e dominazioni. Ma il corso della storia, si sa, raramente si scoraggia di fronte a due “sassi”. Così i borghi dell’entroterra di Foggia, caratterizzati da viuzze e stradine, palazzi in pietra, torri, archi e cinta murarie, hanno accolto, combattuto e cacciato popolazioni provenienti dai quattro angoli della terra. E le tracce del loro passaggio sono evidenti. I Romani, per esempio, non erano modesti, questo è risaputo. A Lucera hanno fatto le cose in grande costruendo uno straordinario anfiteatro,  tra i più maestosi dell’Età Augustea, con i suoi 127 x 94 metri di larghezza. Ad un certo punto però non ce n’è più per nessuno perché fa il suo ingresso sulla scena Federico II, Re di Sicilia e poi del Sacro Romano Impero. Nel XIII secolo, Federico II inizia ad avere qualche problemino con i Saraceni di Sicilia che si oppongono alla sua dominazione. La soluzione che l’imperatore adotta è quella di portarli il più lontano possibile da Agrigento riunendoli tutti a Lucera. Ma quei tipetti vivaci dei saraceni è molto meglio farseli amici, no? Così Federico II li “promuove” a suoi difensori personali, fa costruire loro case in pieno stile arabo oggi ancora in buona conservazione nei vicoletti della città, ospitandoli però di tanto in tanto nella sua residenza nella quale si promuovevano sì le arti e la cultura, ma nota anche per essere casa di piaceri. È la Fortezza di Lucera detta Svevo-Angioina per via dei nuovi “inquilini” che stanno per arrivare. I Cristiani infatti, con i saraceni in giro, scapparono via. Fino a quando, di passaggio verso la Sicilia, un ambasciatore della dinastia Angioina fa sosta a Lucera mettendo in atto un massacro di 8000 Mori dopo 80 anni di permanenza, restituendo la città e l’intera vallata ai cristiani. Come dimostrato dalla Cattedrale di Santa Maria Patrona di Lucera che da moschea, con la torre ottagonale simile ad un minareto, viene trasformata in chiesa cattolica con l'aggiunta di alcuni chiari elementi religiosi. Intanto tutti i cavalieri che scorrazzavano da un impero all’altro, facevano sosta per rigenerare i cavalli alla Stazione della Posta di Bovino, oggi bene sotto la protezione del FAI. Federico II, i Normanni, gli Angioini, ma anche i Bizantini, hanno regalato a tutta la zona una contaminazione di stili architettonici nelle imponenti strutture oggi magnificamente restaurate, come ad esempio la Residenza ducale e il Castello dei Duchi Guevara di Bovino, paese meritatamente fregiato dello stemma de “I borghi più belli d’Italia”. Attenzione ora, si potrebbe scrivere un intero romanzo solo su quello che stiamo per dirvi. La facciata monumentale della Cattedrale dell’Assunta di Troia (romanica del XI-XII secolo) è una delle scoperte più spettacolari del tour. Racchiude moltissime influenze religiose e culturali di popoli che si sono susseguiti nel tempo, rappresenta un libro aperto a cavallo del Medioevo, è ricca di materiali di epoca romana, decorazioni in stile arabo, simbolismi della cultura ebraica e di tante curiosità inaspettate anche “peccaminose”. Merita una lunga sosta nella città di Troia, accompagnati dalla guida turistica però. Lo stile romanico impera anche nella Cattedrale di Bovino. Stupendi gli ipogei di Palazzo San Procopio sempre a Bovino. Il passaggio dei Bizantini invece è ben evidente nella Torre e nella chiesa madre di Biccari, un borgo eccezionale, luminoso e particolarmente vivace da un punto di vista naturalistico. Ma per questa sorpresa dovete aspettare ancora un po’ e intanto iniziare ad indossare caschetto e imbracatura. Roseto Valfortore poi ha un centro storico delizioso, adatto ai più romantici con una stradina che scende giù fino ad una vista mozzafiato. Orsara di Puglia offre il bellissimo complesso abbaziale di Sant’Angelo, composto da tre cappelle diverse appoggiate in perfetto equilibrio sulla grotta di San Michele.
La natura
Ora è il momento di tirare fuori tutta la sportività di cui disponete, si sale ad alta quota. Alta… 1151 metri. Quella del Monte Cornacchia, la vetta massima del Subappennino Dauno in Puglia, a pochi chilometri da Biccari. Chi arriva in questa splendida regione è abituato ad apprezzare il mare meraviglioso degli oltre 800 km di costa. Eppure la Puglia riserva anche un paesaggio collinare quasi sconosciuto. Attraversando il bosco di Biccari infatti potete dedicarvi ai percorsi escursionistici di trekking oppure, per i più coraggiosi, indossare caschetto, imbracatura e moschettoni per arrampicarvi sulla teleferica tra gli alberi, nel Parco Daunia Avventura. Potete poi ammirare le colline riflesse nel Lago Pescara, per poi avventurarvi in jeep su per i sentieri impervi fino al rifugio sul Monte Cornacchia, dal quale vi salutano i borghi che ormai vi sono familiari.
Le specialità enogastronomiche
Dopo aver camminato tanto finalmente si mangia. Ma prima di cominciare corre l’obbligo di fare un brindisi con un vino corposo, appagante e naturalmente doc. È il Nero di Troia a regnare sulla valle e, inutile a dirsi, anche sulle tavole di questo tour. E quello prodotto dall’azienda Bio Mario di Troia decanta in una straordinaria cantina seicentesca a Palazzo D’Avalos. A Troia, la pasticceria Casoli ha inventato un dolcino che si scioglie in bocca. Si chiama Passionata e potete trovarla solo accanto alla cattedrale. È fatta con una base di pan di spagna, un cuore di tre tipi di ricotta e una copertura di farina di mandorle aromatizzata a vari gusti. Il nome sta ad indicare la passione per il proprio lavoro, per la genuinità e per il territorio. Dal dolce al salato il passo è breve, giusto il tempo di arrivare a Biccari. Il profumo della pizza a “Furne apjerte” si sente nell’aria. È un prodotto De.Co. a denominazione comunale, un ghiotto esempio di ‘’schiacciata’’, nata dall’evoluzione del pezzo di pasta un tempo utilizzato per saggiare la temperatura del forno necessaria per la cottura del pane. Semplice l’impasto fatto con farina, acqua, lievito madre e sale condito con olio extravergine locale, aglio sminuzzato, origano e peperoncino piccante. A proposito di grano, sul ponte di Bovino, incontrate un posto speciale: “Lo Moleno”. Della famiglia Grasso da quattro generazioni, affascina per la sua storia e per l’ospitalità riservata dalle proprietarie. Olga, Luana, Milena e Francesca sono sorelle e hanno scelto di portare avanti la passione ricevuta in eredità dal padre Luigi coltivando e macinando nel mulino ad acqua la pregiata semola di grano duro di qualità Senatore Cappelli, in una macina in pietra del 1930 azionata da un potente e semplice meccanismo idraulico. Non ha bisogno di presentazioni Peppe Zullo, cuoco italiano “contadino” ma in realtà chef pluristellato, ambasciatore dei valori più autentici della tradizione culinaria pugliese, che nel borgo di Orsara di Puglia ha scelto di tornare dopo anni di esperienza in America e in Messico, per aprire la sua Scuola internazionale di cucina a Villa Jamele, una tenuta di 180mila mq circondata da vigneti, orto e frutteto. La “ricotta spumata” e i vini “Ursaria” e “Aliuva” (Daunia Igt) sono alcune tra le eccellenze che potete degustare nel suo Ristorante nell’Orto. E anche in questa zona della Puglia, non possono mancare le mozzarelle appena intrecciate nella trattoria La cantina, la più piccola di Bovino. E i Salumi d’autore Giannelli di produzione locale di Troia, premiati a livello regionale e nazionale.
Restare a bocca aperta
Immaginate adesso di fare qualche passo con una benda sugli occhi. Quello che vi sveleremo sono delle autentiche chicche che a vederle dal vivo lasciano a bocca aperta. I Grifoni di Ascoli Satriano: in una sala con l’effetto velluto delle pareti nere, nel Museo Civico, da qualche anno sono custoditi i famosi Grifoni, un'opera incredibile del IV sec a.C. trafugata da una tomba nel 1977, acquistata dal Getty Museum per ben due milioni di dollari per poi rientrare fortunatamente in Puglia. I Grifoni, leoni alati che azzannano un cervo, sono un capolavoro in marmo policromo da non perdere. Al Rione Fossi di Accadìa ci si commuove proprio. Prendetela come una licenza personale di chi scrive, ma ci si commuove davvero. Il quartiere abbandonato dopo il terremoto del 1930, vi risucchia in un vortice contrastante di emozioni. Le macerie accumulate sembrano opprimenti, scoraggianti. Ma la voglia istintiva è quella di rimboccarsi le maniche e spostare pietra dopo pietra ogni cosa, provare a dare una mano a rimettere su una bellezza perduta. O forse solo bloccata, incastrata tra gli alberi cresciuti nelle case con il tetto franato. Le autorità locali stanno provando a restaurare per realizzare un borgo-albergo diffuso. Nell’attesa, la poesia ricopre ogni cosa. Poesia dei versi trascritti sulle porte rosicchiate dal freddo. Poesia della street art, poco più giù nella zona nuova di Accadìa, con i poster murali realizzati dal fotografo Alessandro Tricarico raffiguranti i volti di alcuni anziani cittadini del borgo. Un’altra menzione davvero speciale va al borgo più piccolo della Puglia, Celle di San Vito. Ottanta abitanti, quasi tutti anziani, giovani nello spirito, sorridenti con gioia per la bellezza delle piccole cose, affettuosi e ospitali. È questa la tappa più sentimentale, che in molti ricorderanno con grande affetto. Insieme a Faeto, Celle costituisce una colonia linguistica ufficialmente riconosciuta in cui si parla e si studia il Francoprovenzale.
Curiosità
Al Barber Shop Scapicchio di Bovino c’è il vero culto della barba. È un luogo storico di barbieri old style da tre generazioni frequentato anche da giovanissimi “bearded man”. Balsami, trattamenti di bellezza e ritocchini con il rasoio manuale rendono questo posto accogliente e rilassante. Ed è quasi un museo con manifesti e oggetti vintage sparsi qua e là. Il Vicolo più stretto d’Europa si trova a Lucera. Si tratta di “Vico Ciacianella”, in pieno centro storico, a pochi passi dalla cattedrale. Con i suoi 45 centimetri di larghezza (in alcuni punti si dice addirittura 22 cm) è considerata la strada più stretta d'Europa. E agli innamorati? Consigliamo di sbaciucchiarvi indisturbati sotto l’Arco di San Valentino a Biccari, una nicchia romantica per cuori pulsanti. Ma se riuscite a tenere a freno i bollori, approfittate di una bevuta e due chiacchiere in allegria alla Locanda del Popolo. È proprio lì accanto.
Gli incontri speciali e l’ospitalità
Visitare posti che non si conoscono è come avere in tasca un quadernetto nuovo nuovo. Sono le persone che incontri sulla strada a suggerirti le parole per riempire le pagine bianche. Sui Monti Dauni ne abbiamo incrociate tante. Gli anziani seduti sull’uscio di casa sono dei tableau vivant preziosi di vita quotidiana, dispensano sorrisi e un saluto gentile come se ti conoscessero da sempre. I giovani sono solari e appassionati, amano la propria terra e con le loro associazioni hanno trovato il modo di raccontarla e farla conoscere nella sua essenza più profonda e sincera. Il loro entusiasmo nell’accogliere il gruppo di #dauniaupndown è stato spontaneo e coinvolgente e tornare in quei borghi significherebbe, in questo momento, tornare a far vista a degli amici che in poche ore ci hanno fatto sentire a casa. Eccoli allora i ragazzi della Cooperativa di Comunità di Biccari, di Sipario società cooperativa di Bovino, gli organizzatori del Festival Troia Teatro (Unione giovanile troiana, Associazione Culturale e Turistica Monti Dauni e Teatri 35), le guide di Svegliarsi nei borghi di Troia, il signor Silvano Tangi, presidente dell'Associazione culturale Francoprovenzale di Puglia in Piemonte. E poi tutti gli amministratori, i sindaci e i gestori delle strutture ricettive e delle attività che ci hanno accolto in questi giorni.
Il gruppo di viaggiatori “social”
Partite dal presupposto che ci si muoveva in 18. Dodici influencer seguitissimi su Instagram, Twitter Facebook e Youtube, due videomaker, tre del social team e la guida turistica. Tra i vicoli stretti dei paesini non si passa certo inosservati. Ci sarebbe da scrivere tanto su ciascuno di loro, ma osserveremo l’insegnamento di @Dio: “Quello che vuoi dire, puoi dirlo in 140 caratteri”. Marina Lacerti (@lacerti). Da dove passa lei tutto si tinge di colori. Da grande professionista, ha sfidato il caldo e la fatica con eleganza. Hervé Bois (@Timbrado). Silenzioso ma sempre presente, usa la fotografia per racchiudere attimi indimenticabili. Ama scherzare con leggerezza e simpatia. Phil González  (@philgonzalez). È un uomo che domina la scena, sempre con grande umiltà, solo con la sua presenza. Regala buonumore e risate, è dolce e premuroso. Alessandro Paolucci (@Dio). Lui è un ragazzo con una meravigliosa, educata, rispettosa irriverenza. Sentite cosa scrive su Tw: “San Michele terrorizza il noto contestatore Lucifero con una bilancia, poiché il peccato fa ingrassare”. Francesco Galati (@IlSignorFranz). È simpaticissimo, stiloso e originale osservatore. Il suo regno è Youtube ma va forte anche su Tw: “Finisce il mio tour in Puglia con #daunia adesso devo tornare a casa e ricominciare con il pollo surgelato. Che dramma”. Ruggero Falone (@ruggero_falone). Sempre misurato nel calibrare le emozioni, è l’amico che non ti aspetti. Lui scrive: “Mi mancheranno questi colori. Ciao #daunia”. Marco Paco Severino (@illuridocane). Appassionato di arte e di storia delle tradizioni, ha una risata contagiosa. I portali antichi sono una delle sue tante passioni. E dice: “Io quando trovo un bugnato mi eccito #dauniaupndown #orsaradipuglia” Alessandro Piemontese (@ale_piemontese). Abile comunicatore, capace di trasmettere il suo essere e le sue esperienze con le parole giuste che esaltano il dettaglio. Per esempio: “Il mulino che vorrei. Che bella è, per una volta, la tradizione senza innovazione”. Marco Biscotti (@marcobiscotti). Lui potremmo definirlo una vice guida turistica, grande conoscitore della Daunia che gira in bicicletta, rasenta la perfezione nei suoi scatti fotografici. Milena Calogiuri (@milcsecond). Il sorriso è il suo scudo, in foto viene sempre benissimo ed è il pepe, il sale e la sostanza dei social tour nei quali mette lo zampino. Rita Piccinni (@direzionesudest). Il suo blog è un vero diario di viaggio con il quale riesce a trasmettere in maniera elegante e travolgente i sapori, i colori e le emozioni che prova quando scopre posti nuovi. Gabriele Dell’Anna (@gaker79). Romantico fantasista, riesce a cogliere particolari e momenti che sfuggono a tutti, lasciandosi trasportare dalle storie. Carlo Caroppo (@caroppio). Lo dovevamo immaginare subito che, zitto zitto, questo ragazzo sarebbe stato la sorpresa del gruppo. Ironico, affidabile e concentratissimo nel suo lavoro. Daniele D’Andrea (@dandandr). Non riusciamo ancora a capire come faccia a twittare alla velocità della luce, mentre scatta foto, mentre valuta gli Insights. Tutto questo camminando e socializzando con tutti. Alberto Caroppo (@albertocaroppo). È il capitano combattente di una squadra di videomaker VHS, quindi ha l’occhio sveglio. Canta malissimo ma azzecca perfettamente i brani per le colonne sonore dei suoi video. Francesco Buccarelli (@buccarelli). Stacanovista del montaggio video, non fa mai polemica. Racconta con dolcezza di “fiabe bellissime che animano il suo Bosco dei Paduli”. Annachiara Pennetta (@anna.kiara). Di lei sappiamo solo che non ama stare davanti all'obiettivo (anche se poi alle volte qualcuno la frega teneramente) e che si estrania dai gruppi numerosi almeno per 20 minuti al giorno.
La guida turistica
È evidente che a questo punto del racconto i viaggiatori del tour siano già ripartiti per le proprie città di origine. In gran segreto però, in un luogo misterioso, cioè il buco nero cosmico della chat di gruppo, si è riunita la giuria demoscopica del tour per decidere il vincitore di alcuni ambitissimi Premi. In anteprima vi svelo il nome dell’unica persona che li meritasse tutti. Scelto democraticamente da chi scrive. È la nostra guida turistica Giuseppe Beccia, dell’associazione A.c.t! Monti Dauni – associazione Culturale e Turistica. Ecco i trofei.
  • Premio Pazienza, per aver sopportato gli influencer che si attardano a scattare foto anche ai lampioni di Faeto come se non ne avessero mai visti in vita loro.
  • Premio Perfetta padronanza della Lingua Inglese, con pronuncia impeccabile comprensibile da Italiani, Francesi, Spagnoli, Russi, Salentini e Foggiani con sottotitoli in simultanea in francese, spagnolo, russo e forse anche tedesco.
  • Premio “Avevo 10 in storia già all’asilo” ovvero “Conosce e rende chiarissimi secoli e secoli di scorribande, ha una cultura trasversale straordinaria e non si incazza mai anche se gli facciamo perdere il filo dieci volte perché ci fermiamo a scattare migliaia di foto”.
  • Premio Maglietta più originale e ironica (qui la lotta è stata dura con un altro componente del gruppo che si chiama Carlo, ndr). Quella di Troia è stata determinante.
  • Premio “Chi sa suonare il pianoforte?”, ma mica lo fa così e così, lo fa egregiamente
  • Premio serissimo “Mille idee in cantiere”, l’ultimo perché adesso basta scherzare. È per il suo “Skantinato Cinquantotto Bibliocafè di Troia”. Sulla sua storia non diremo nulla di più in questa sede, ma vi invitiamo a seguire le loro iniziative. E a regalarvi, giorno per giorno, sempre storie nuove da ascoltare, da leggere e da ricordare.
Il progetto Daunia Up’n Down
Daunia Up’n Down è stato un viaggio alla scoperta delle eccellenze di carattere culturale, paesaggistico ed enogastronomico dei borghi arroccati tra i Monti Dauni. Dal 21 al 26 agosto 2017, influencer e blogger hanno raccontato sui social network tutte le tappe del tour. Questo è soprattutto un progetto di ricerca-intervento e di trasferimento tecnologico che Pugliapromozione, l’agenzia regionale del Turismo, ha affidato al Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia, per sperimentare modelli innovativi di promozione territoriale e di formazione degli operatori attraverso il web. L’itinerario è stato predisposto dall’Associazione Archeologica Srl. Il social tour si inserisce nel progetto di Eccellenza Monti Dauni, finanziato dal MIBACT e affidato dall’Assessorato al Turismo della Regione Puglia a Puglia Promozione e si realizza con una sperimentazione connessa con il piano strategico del turismo Puglia365, grazie al coinvolgimento attivo degli Atenei pugliesi. Infatti l'Università di Foggia, in qualità di ente di ricerca, e l'ITS Apulia Digital Maker di Foggia come soggetto beneficiario di azioni formative, proseguiranno un lavoro già avviato negli scorsi anni dell'Università del Salento, in collaborazione con i community manager di Igers Lecce, applicando su Daunia Up’n Down la metodologia sviluppata in due edizioni del social tour denominato Salento Up’n Down.
Saluti finali
Insomma, come potete immaginare il tour è stato intenso, sono state scattate migliaia di foto, prodotti video, scritti post e diari di viaggio, abbiamo dormito poco ma sorriso tanto. Le tracce del nostro passaggio sui Monti Dauni sono visibili sui social network. Il segno che lasciano le persone, oltre che i luoghi, invece sono ben custoditi nel cuore, un museo privato in continuo allestimento.
Annachiara Pennetta

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